Lea Barletti – Dissotterrare i viventi
Poesie titolate, poesie senza titolo, e al centro un nucleo pulsante: Serie Anatomica, ovvero: l’anima è un muscolo lunghissimo (Atto provvisorio del corpo unico in 10 movimenti). Partire dalla tassonomia tecnico – scientifica come strumento per riconoscersi, per entrare in dialogo. Barletti lo fa già nella scelta stilistica e nella struttura spaziale delle sue poesie, come se chiedesse al lettore o alla lettrice, di seguire il suo tempo per recuperare la relazione con l’altro, avvicinandolo nelle pagine fino al battito cardiaco della sua scrittura. Come dice Silvia Tebaldi che ha curato la nota, un libro che contiene il gesto della dedica, che è il gesto stesso della poesia. Io vi regalo il mio sgomento / l’angolo ferito dello sguardo / vi regalo la mia ultima bugia / la paura della fine, il mio sonno intatto. La dedica, dunque, e l’incontro: vi regalo il muscolo incoerente, la parola di troppo / la pietà inesatta, il precisissimo inciampo.
Tre sono gli elementi fondanti delle sue liriche: corpo, lingua e tempo. Agenti vivi che dialogano costantemente fra di loro e chiedono alla poeta di avere voce perché parti riconoscibili a tutti, depositari di verità che possono sfuggire allo sguardo distratto. Il corpo dunque nominato in varie parti, spesso interne, e ognuna con un suo tempo, perché intento di Barletti è di essere sentita e sentire l’altro, di riunire quanto è stato scisso: “tornare e ritornare tra i vivi in mezzo a questo tiepido destino per cercarci e poi aggrumarci come pastina scotta nel brodino. La sua è scrittura di esperienza perché parte dal corpo e il corpo è sempre esperienza, ricerca di senso. La sua parola è una composizione chimico alfabetica (mordere il bulbo/coltivare corpi/lasciare sfarsi la lingua). Il corpo è tempo, dice Barletti. come Anedda, scelta per esergo dice che le cellule si rinnovano ogni 7 anni. Perché dunque il valore della relazione tempo – corpo? È la stessa dircelo in un verso che non lascia dubbie interpretazioni: “in nome del corpo del corpo e ancora del corpo. Impariamo l’amore ed è già passato”.
Amerigo Verardi – Il semplice automatismo dei desideri
Nel suo nuovo libro, Amerigo Verardi ci consegna un grande flusso di coscienza. Fedele, per forma e contenuti, alla corrente della Beat Generation, il testo è quasi del tutto privo di punteggiatura: il punto non separa né interrompe il discorso, ma ne segue le virate, si fa ponte del pensiero. Ampio è il raggio d’azione entro il quale si muove l’autore: la denuncia sociale, le guerre, le contraddizioni delle religioni, le altezze e le miserie dell’umano. Calato nella quotidianità, ne intercetta i gesti fallati, non senza una punta di sarcasmo. Ma è anche un Verardi intimo quello che emerge, nei ricordi vissuti, nei sentimenti che affiorano, nelle crepe che racconta: “non è di medicine che siamo fatti ma è di chimica che abbiamo bisogno”. Tema portante è la spiritualità, che non viene restituita come dimensione astratta, ma come gesto quotidiano: Il semplice automatismo dei desideri, appunto. Non un automatismo del possesso o del piacere, ma un moto dettato dal cuore, libero dalla logica e dal tornaconto: “l’ingegno di un cuore enorme il semplice automatismo dei desideri andare felici verso un ammaraggio di fortuna se tu sei se io sono”. L’automatismo diventa così coscienza, spontaneità del fare che si trasforma in rito quotidiano, ancora e al tempo stesso eleva, perché radicato nell’essere. È qui la chiave della spiritualità alla quale tende il poeta. Nel ritmo e nell’urgenza del dire si può ravvisare un’eco dell’Urlo di Allen Ginsberg. Il libro è suddiviso in quattro sezioni, più una, denominate secondo le ere induiste: Età dell’Oro (Satya Yuga), Età dell’Argento (Treta Yuga), Età del Bronzo (Dvapara Yuga), Età del Ferro (Kali Yuga), per poi tornare, nell’ultima parte, nuovamente all’Età dell’Oro, a chiudere il cerchio. Un approdo, un auspicio.
L’autrice e l’autore dialogheranno con Renato De Capua, Simona Cleopazzo e Stefania Zecca.
Mattia Aron Greco
2 anni faHo avuto la fortuna di scoprire questo spazio grazie allo spettacolo HIDALGO. Un luogo vivo e pieno di iniziative. C'è necessità sempre di luoghi culturalmente attivi grazie all'impegno e alla visione di chi questi spazi ogni giorno li apre al mondo.
Angela Cosi
2 anni faLuogo di cultura in cui ascoltare bellissimi concerti e partecipare ad iniziative originali ed interessanti
Flavio Massari
2 anni faIl circolo ha una programmazione intensa di incontri culturali
Stelios Lazaridis
10 mesi faClub attivo per i residenti della zona. Organizza serate musicali, seminari, ecc.
Massimiliano Rollo
un anno fa