Counterforms indaga il ruolo dell’assenza nella strutturazione di significato. Secondo la definizione di Ellen Lupton, basata sui principi articolati da Jan Tschichold, in tipografia le “controforme” (counterforms) si riferiscono agli spazi interni e circostanti alle lettere che ne permettono la leggibilità, definendone proporzioni e ritmo e plasmando il modo in cui le forme vengono interpretate. Questa logica si rintraccia in tutta l’esposizione, dove gli interstizi operano come condizione organizzativa.
Attraverso film, fotografia, installazione, pittura ed ephemera, la frammentazione e la mediazione modellano il modo in cui le opere vengono prodotte e fruite. Le immagini appaiono dislocate o incomplete, gli oggetti registrano tracce di uso, rimozione e redazione, e il suono riecheggia sia come presenza che come residuo, dispiegandosi attraverso condizioni temporali e materiali stratificati. I sistemi di cattura, elaborazione e visualizzazione condizionano ulteriormente il modo in cui queste opere prendono forma e diventano visibili. La mostra estende la controforma a principio strutturante, attraverso il quale intervalli, discontinuità e relazioni spaziali determinano l’incontro con l’opera.
Massimiliano Boschini
7 anni faUn bel posto, una galleria d'arte molto interessante dove vale sempre la pena fermarsi: ci sono spesso collettive o personali dedicate all'arte contemporanea.
Giorgia Zanin
7 anni faGalleria che propone arte contemporanea di qualità. Vale sempre una visita.
Villa Elisabetta
8 anni faOttime le iniziative della galleria A+A.
Grazia foti
6 anni faBellissimo luogo
Antonella Fiorillo
4 anni faEccellente